Jesolo non è sempre stata la città che conosciamo oggi. Per decenni è stata soprattutto una meta balneare come tante altre, fino a quando una scelta amministrativa ha cambiato la traiettoria del suo sviluppo, chiamando alcuni tra i più importanti architetti internazionali a firmarne pezzi interi di litorale. Il risultato è un tessuto urbano in cui convivono visioni molto diverse tra loro, unite da un filo comune: l’idea che l’architettura possa essere motore di trasformazione, non solo decoro. Ripercorriamo questa storia, dai primi interventi degli anni novanta fino ai progetti più recenti.
Una città che ha scelto l’architettura come identità
Il punto di svolta arriva nella seconda metà degli anni novanta, quando l’amministrazione comunale lancia un ambizioso programma di rilancio urbanistico noto come Master Plan, affidato a Kenzō Tange, tra i più influenti architetti giapponesi del secondo Novecento. È un gesto insolito per una città balneare italiana: affidare la propria riorganizzazione urbana a un progettista di fama mondiale, con l’obiettivo dichiarato di ripensare l’equilibrio tra ambiente costruito e qualità della vita.
Da quel momento, molte aree un tempo agricole vengono convertite a uso residenziale, e il litorale comincia a vedere una progressiva verticalizzazione degli edifici, con torri firmate da alcuni tra i nomi più noti del panorama internazionale. Non è un caso che diverse vie del quartiere portino oggi i nomi dei grandi maestri dell’architettura, da Piazza Le Corbusier a via Carlo Scarpa fino a via Aldo Rossi: una toponomastica che racconta, quasi in filigrana, l’ambizione con cui Jesolo ha scelto di reinventarsi.
Le archistar che hanno firmato il litorale
Nel corso dei due decenni successivi, diversi studi internazionali portano la propria firma su Jesolo. Il catalano Carlos Ferrater progetta Torre Aquileia, un intervento pensato non tanto per la propria verticalità quanto per la capacità di ricucire lo spazio pubblico, collegando in un unico percorso piazza Internazionale, piazza Mazzini e la spiaggia. I portoghesi Gonçalo Byrne e João Ferreira Nunes firmano invece Merville, conosciuto anche come Casa nel Parco: una torre in vetro di 24 piani accompagnata da sei ville, immersa nella pineta di Jesolo Lido, con un’attenzione dichiarata alla bioedilizia e al risparmio energetico.
È in questo stesso periodo che arriva a Jesolo anche Richard Meier, l’architetto americano noto in tutto il mondo per il suo linguaggio fatto di volumi bianchi, luce e trasparenza. I suoi primi due interventi in città nascono entrambi da una collaborazione diretta con RIV: The Beach Houses e il Jesolo Lido Village, quest’ultimo un complesso residenziale e turistico che unisce case basse immerse nel verde a tre torri affacciate sul mare, per un totale di 240 unità abitative. Sono i progetti che introducono per la prima volta la cifra stilistica di Meier sul litorale adriatico, e che gettano le basi di un legame tra l’architetto e RIV destinato a proseguire nel tempo.

Richard Meier torna a firmare per RIV, questa volta in verticale
Quel legame trova oggi un nuovo capitolo con The Richard Meier Tower, sviluppato da RIV nel cuore dello Jesolo Lido Design District. Se i primi due interventi dell’architetto per RIV si sviluppavano in orizzontale, tra case basse e giardini, questa volta la visione si eleva: 25 piani che ridefiniscono lo skyline della città, con lo stesso linguaggio fatto di superfici vetrate e continuità tra interno ed esterno che ha reso Meier uno degli architetti contemporanei più riconoscibili al mondo.
È un modo per leggere in controluce quanto sia maturata, nel tempo, la collaborazione tra RIV e l’architetto: da due primi interventi legati al turismo balneare, a un progetto residenziale di tutt’altra scala e ambizione, capace di ridisegnare il profilo della città.
Jacopo Mascheroni e la nuova generazione
Accanto ai grandi nomi che hanno segnato la storia recente di Jesolo, la città guarda oggi anche a una nuova generazione di progettisti. È il caso di Jacopo Mascheroni, interprete di un’estetica essenziale e rigorosa, le cui architetture nascono dal dialogo tra luce e materia in una sintesi precisa di forma e funzione. La sua visione cosmopolita, di respiro internazionale, si riconosce in un’esecuzione tecnica curata fin nel più piccolo dettaglio.
Tra le opere di Mascheroni troviamo Beach Boiserie, un progetto che ha anticipato lo stesso rigore compositivo che oggi ritroviamo nel suo intervento più recente.
È lui infatti a firmare Étoile, il progetto residenziale di prossima realizzazione in Piazza Brescia, nel cuore di Jesolo. Un intervento che interpreta l’abitare senza compromessi: diciotto unità distribuite dal terzo al nono piano, con il proprio baricentro al secondo livello, un intero piano sopraelevato dedicato al benessere tra area fitness, infinity pool e spa. A completare l’esperienza, un concierge attivo tutto l’anno e posti auto privati riservati ai residenti.
Étoile porta avanti quello stesso dialogo tra visione internazionale e identità del luogo che ha reso Jesolo un caso studio nel panorama del design costiero italiano, confermando come la città continui ad attrarre nuovi linguaggi architettonici senza perdere la propria coerenza d’insieme.

Un litorale che continua a crescere
Quello che rende Jesolo un caso raro tra le città balneari italiane non è un singolo edificio, per quanto iconico, ma la continuità di questa ambizione nel tempo: da Kenzo Tange a Ferrater, da Byrne e Ferreira Nunes a Richard Meier, fino ai progetti più recenti firmati da Meier stesso e da Jacopo Mascheroni. Un percorso lungo tre decenni che ha trasformato progressivamente il volto della città, fatto anche di collaborazioni di lunga data tra developer come RIV e gli stessi architetti, e che oggi prosegue nel cuore dello Jesolo Lido Design District.
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